EQUITA' ED ETA' PENSIONABILE
Adriano Cattaneo Per motivi di equità non vi possono essere età pensionabile e coefficienti economici di pensionamento uguali per tutti. Sai ched’è la statistica? È ’na cosa che serve pe’ fa’ un conto in general de la gente che nasce, che sta male, che more, che va in carcere e che sposa. Ma pe’ me la statistica curiosa è dove c’entra la percentuale, pe’ via che, lì, la media è sempre eguale puro co’ la persona bisognosa. Me spiego: da li conti che se fanno secondo le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perché c’è un antro che ne magna due. Trilussa, La Statistica Com’è noto, la manovra varata dal Parlamento prevede un innalzamento dell’età pensionabile. Innalzamento uguale per tutti, non modulato per classe sociale. Eppure, la speranza di vita alla nascita non è uguale per tutti. Lo stesso ragionamento vale per la speranza di vita senza disabilità. È passata l’idea che l’età pensionabile debba essere aumentata all’aumentare della speranza media di vita alla nascita. A parte il fatto che qualcuno ha avanzato l’ipotesi che la speranza di vita possa diminuire, soprattutto in relazione con l’estendersi dell’epidemia di obesità e nonostante la diminuzione della mortalità da fumo[1], chi propone questo aumento dell’età pensionabile per tutti non tiene conto di due questioni importanti: La speranza di vita media alla nascita è, per l’appunto, una media. Come tutte le medie ha una sua dispersione: c’è chi muore prima e chi muore dopo. E indovinate chi muore prima? Non tutti vivono bene fino alla morte; prima di morire si passano degli anni con una minore qualità della vita, con qualche tipo di disabilità.
20/01/2012 - LA SETTIMANA
LA SETTIMANA
La tragedia della Costa Concordia ha riempito le pagine dei giornali e le news dei media. Il rumore di fondo mediatico su "eroi e codardi " rischia di annebbiare una corretta analisi sui determinanti prossimi e remoti che hanno portato all'incidente.
L'esecrabile comportamento del comandante non piove dal cielo: quella persona era stata selezionata dall'azienda armatrice per svolgere il ruolo di comandante. I filtri della selezione e i relativi controlli in progress non sono parsi molto efficaci. Il comandante risponderà delle proprie responsabilità ai magistrati. Quello che ci interessa è vedere se il sistema di gestione della sicurezza in questo settore è adeguato o se vi debbano essere degli interventi normativi e organizzativi per un sostanziale miglioramento.
Sarebbe opportuno conoscere la qualità della formazione e dell'addestramento di tutto il personale di bordo per affrontare situazioni di emergenza, tenendo conto della complessità della composizione, persone di molte nazionalità con lingue diverse e con contratti di lavoro tutti da verificare. La "flessibilità" e "precarietà" dei rapporti di lavoro in particolare nei ruoli di servizio non è funzionale all'accumulazione di competenze ed esperienze in materia di comportamenti efficaci in caso di emergenze. (1) (2)
Per la gestione delle emergenze e della sicurezza di norma occorre che ciascuno dei lavoratori sappia cosa deve fare in cooperazione coi colleghi di lavoro sotto il comando gerarchico dei preposti e dei dirigenti. Perchè questo accada occorre che vi sia stata una formazione e un addestramento accurati e una forte coesione sociale e comunicativa che trasformano in squadra d'emergenza con compiti appropriati tutte le figure di staff presenti a bordo. Pure a fronte di un impegno straordinario del personale che ha salvato molto vite, nel caso in fattispecie non emerge una politica aziendale del personale tesa a fare del safety first il primo valore nella cultura aziendale.
La logica del business delle crociere ha amplificato l'importanza dello show rispetto ai principi di base del safety first. E' da questo punto che occorre partire per un'analisi in profondità del sistema organizzativo e decisionale del settore. In altri termini occorre risalire con l'analisi della cultura organizzativa aziendale ai nodi deboli che hanno portato al fatto che nessuna procedura, nessun controllo, nessun intervento correttivo abbia impedito al comandante di agire come ha agito... Nella gestione della sicurezza è fondamentale la qualità dell'organizzazione aziendale e la cultura gestionale che da questa si dirama fino all'ultimo dei lavoratori o delle lavoratrici. Questo è il punto debole del nostro sistema sul quale lavorare in molti settori per evitare altre tragedie.
editor
(1) I comportamenti in situazioni di emergenza
http://www.puntosicuro.it/emergenza-cat-18/i-comportamenti-in-situazioni-di-emergenza-art-11551/
(2) ANGELO D’ORSI – Il vizio dell’eroismo “à la carte”
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/01/19/angelo-dorsi-il-vizio-dell%E2%80%99eroismo-%E2%80%9Ca-la-carte%E2%80%9D/?utm_source=feedburner&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+MicroMegaBlog+%28I+blog+di+MicroMega%29
Le bugie sul lavoro
Autore:Giuseppe Dunghi
Il 5 febbraio 2003 il ministro degli esteri statunitense Colin Powell si presentò alle Nazioni Unite esibendo una fialetta che conteneva antrace: era la prova che l'Iraq era in grado di produrre tale sostanza e altre armi di distruzione di massa mediante laboratori mobili e quindi era necessario un intervento militare in quel paese, che infatti avvenne il mese successivo.
Diversi anni dopo Powell ammise che si era trattato di una bugia, basata su un'informazione falsa estorta dai servizi segreti tedeschi a un ingegnere iracheno che l'aveva fornita in cambio del ricongiungimento familiare con la moglie marocchina. Le bugie durano il tempo di un discorso, le guerre invece sono vere e durano anni.
Capita la stessa cosa con il lavorio in corso da un po' di tempo intorno alle pensioni, da Pascal Couchepin alla nuova ministra del lavoro italiana Elsa Fornero.
È tutto un fiorire di previsioni catastrofiche e progetti di riforma che hanno lo scopo di ridurre le pensioni. Ma sono un cumulo di falsità. In Italia, ad esempio, se si calcola l'ammontare delle pensioni al netto delle ritenute fiscali che lo Stato trattiene per sé, come si fa negli altri paesi europei, risulta un avanzo tra le pensioni effettivamente erogate e i contributi versati dai lavoratori di 27,6 miliardi di euro: i lavoratori versano di più di quello che percepiscono da vecchi. Naturalmente quelli che intendono ridurre le pensioni fanno il calcolo al lordo, in modo da far risultare un disavanzo e così invocare il "risanamento dei conti pubblici".